Pallonate da serie A
L’inchiesta sul calcioscommesse era partita bene, perché degradarla così?
Dimenticate il calcio spettacolo. Le indagini sul calcioscommesse che riempiono le pagine dei nostri giornali con caterve di intercettazioni sgrammaticate rischiano di diventare l’ennesimo palcoscenico per procuratori da talk show e giornalisti a caccia di scoop facili. Bene ha detto ieri il portiere della Nazionale, Gigi Buffon: “Siamo l’Italia di piazzale Loreto, non cambia niente. Basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando al momento non c’è nulla di concreto”.
11 AGO 20

Dimenticate il calcio spettacolo. Le indagini sul calcioscommesse che riempiono le pagine dei nostri giornali con caterve di intercettazioni sgrammaticate rischiano di diventare l’ennesimo palcoscenico per procuratori da talk show e giornalisti a caccia di scoop facili. Bene ha detto ieri il portiere della Nazionale, Gigi Buffon: “Siamo l’Italia di piazzale Loreto, non cambia niente. Basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando al momento non c’è nulla di concreto”. Il timore di Buffon è confermato dalle dichiarazioni di Roberto Di Martino, il procuratore titolare dell’inchiesta sul calcioscommesse: “Ho la sensazione che ci siano grossi problemi anche in serie A, che ci siano incontri truccati – ha detto – E’ una sensazione, e una sensazione senza riscontri non è una prova. La sensazione, però, è che in serie A le combine non siano fra i giocatori ma fra le società”.
E’ lo schema Ciancimino applicato al calcio: sensazioni e soffiate che sostituiscono prove e fatti. Beninteso: nel calcio c’è molto che non va, certi risultati e certe zone grigie in cui la camorra si infila più facilmente di Ibrahimovic nella difesa del Bari vanno controllate e, là dove si trovassero taroccamenti e aggiustamenti ai risultati, le punizioni devono essere esemplari. Altro conto però è lo stillicidio quotidiano di intercettazioni e titoli come: “Spunta il nome di De Rossi”, “Milan-Bari tra le gare sospette”, “Balotelli e i boss di Scampia”, “Napoli, intercettati i fratelli Cannavaro” e così via.
Evidentemente la serie B e la Lega Pro truccate non tiravano le vendite in edicola e i clic on line. Chi seguirebbe a lungo le vicende dello sconosciuto Paoloni, del vecchio Doni e dell’ex Signori? Ecco allora in prima pagina i big, i campioni, i fuoriclasse, magari soltanto perché qualcuno degli intercettati si lascia sfuggire il loro nome. Poco importa se poi non risultano tra gli indagati, se quella domenica nemmeno giocavano o se il risultato “previsto” dagli scommettitori non si è verificato. Al circo mediatico basta il nome. Le smentite occuperanno lo spazio di una didascalia o di un inciso al fondo dell’articolo. La magistratura si era comportata benissimo: gli inquirenti di Cremona e Napoli non si sono lasciati sfuggire niente prima degli arresti, le prime confessioni sembravano confermare i risultati delle lunghe indagini. Sarebbe un delitto rovinare tutto adesso, facendo finire la tragedia (penale e sportiva) in farsa, puntando a giocatori e società di serie A basandosi sulle “sensazioni”. Anche il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ieri ha criticato i magistrati, chiedendo di “operare con prudenza”. Questo calcio sempre più malandato non ha bisogno di una nuova – inutile – Calciopoli, né di magistrati sensitivi, ma di processi seri. Basati sui fatti.
E’ lo schema Ciancimino applicato al calcio: sensazioni e soffiate che sostituiscono prove e fatti. Beninteso: nel calcio c’è molto che non va, certi risultati e certe zone grigie in cui la camorra si infila più facilmente di Ibrahimovic nella difesa del Bari vanno controllate e, là dove si trovassero taroccamenti e aggiustamenti ai risultati, le punizioni devono essere esemplari. Altro conto però è lo stillicidio quotidiano di intercettazioni e titoli come: “Spunta il nome di De Rossi”, “Milan-Bari tra le gare sospette”, “Balotelli e i boss di Scampia”, “Napoli, intercettati i fratelli Cannavaro” e così via.
Evidentemente la serie B e la Lega Pro truccate non tiravano le vendite in edicola e i clic on line. Chi seguirebbe a lungo le vicende dello sconosciuto Paoloni, del vecchio Doni e dell’ex Signori? Ecco allora in prima pagina i big, i campioni, i fuoriclasse, magari soltanto perché qualcuno degli intercettati si lascia sfuggire il loro nome. Poco importa se poi non risultano tra gli indagati, se quella domenica nemmeno giocavano o se il risultato “previsto” dagli scommettitori non si è verificato. Al circo mediatico basta il nome. Le smentite occuperanno lo spazio di una didascalia o di un inciso al fondo dell’articolo. La magistratura si era comportata benissimo: gli inquirenti di Cremona e Napoli non si sono lasciati sfuggire niente prima degli arresti, le prime confessioni sembravano confermare i risultati delle lunghe indagini. Sarebbe un delitto rovinare tutto adesso, facendo finire la tragedia (penale e sportiva) in farsa, puntando a giocatori e società di serie A basandosi sulle “sensazioni”. Anche il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ieri ha criticato i magistrati, chiedendo di “operare con prudenza”. Questo calcio sempre più malandato non ha bisogno di una nuova – inutile – Calciopoli, né di magistrati sensitivi, ma di processi seri. Basati sui fatti.